Il lupo in Italia

Il lupo è di nuovo una presenza stabile in Italia

Oggi infatti la popolazione è dieci volte più numerosa rispetto a 40 anni fa, quando era a un passo dall’estinzione. Il ritorno del lupo ha qualcosa di affascinante perché ci da modo di studiarli meglio: i lupi sono organizzati in branchi territoriali. Il branco è una struttura sociale che occupa un determinato territorio in maniera stabile, dove la caccia e il controllo del territorio sono svolti in cooperazione. In Italia sulle Alpi e sugli Appennini la dimensione media di un branco è di 4-6 individui, che occupano un territorio di circa 250 km quadrati e che viene difeso dall’arrivo di nuovi lupi. Il branco è un unità famigliare, al cui vertice si trovano i genitori, il maschio e la femmina dominante vengono chiamati “Alfa”, la coppia è monogama e la femmina alfa è l’unica del branco a riprodursi. L’accoppiamento avviene sono una volta all’anno tra febbraio e marzo mentre la gestazione dura circa 65 giorni, la cucciolata e composta in media da 4-5 cuccioli e la loro mortalità è molto alta, intorno al 75%, nel primo anno di vita. Nel primo e nel secondo anno di vita i cuccioli diventati adulti possono andare in dispersione e tentare di formare un nuovo branco oppure rimangono nel branco d’origine e cercare di acquisire la posizione di dominante. I lupi in dispersione sono sempre solitari e vanno alla ricerca di un nuovo territorio libero da occupare e di individui di sesso opposto con cui fondare un nuovo branco. La capacità di dispersione dei giovani lupi è notevole e rappresenta la via primaria per la colonizzazione di nuove aree disponibili, anche a centinaia di km dal branco d’origine. Il numero di lupi una volta stabilizzatosi in quell’area non cresce esponenzialmente in quanto è regolato dalla biologia intrinseca della specie.

Curiosità

L’espansione territoriale del lupo è un fattore naturale infatti né sulle Alpi né in alcun altra area d’Europa, sono stati mai attuati programmi o interventi di reintroduzione di lupi. La riconquista di aree collinari e montane da parte dei lupi vanno avanti da 40 anni, determinanti sono state le disponibilità di habitat e prede naturali, come l’istituzione di aree e parchi protette che favoriscono il mantenimenti di popolazioni stabili di numerosi animali selvatici. Il lupo ha paura dell’uomo e cerca di starsene sempre alla larga, ma può capitare che i lupi in dispersione non avendo l’appoggio del branco per cacciare prede selvatiche che si trovano nel loro habitat, sceglie di cacciare prede “facili”, come il bestiame domestico, minimizzando gli sforzi di caccia attaccano allevamenti non protetti o vulnerabili. Viceversa, anche in presenza di numeri importanti di bestiame domestico, se questo è protetto con efficaci sistemi di difesa (recinzioni elettrificate, cani da pastore, ecc…) renderà pericolosa la sua caccia, infatti il lupo si rivolgerà preferibilmente a prede selvatiche. Il bracconaggio e gli abbattimenti di quest’ultimo rende pericolosa la sopravvivenza del branco e la possibilità che il branco si sgretoli e vada in dispersione aumentando cosi la possibilità che attacchino bestiame domestico. Un aspetto da non sottovalutare è la minaccia che incombe sul lupo italiano, quella dell’ibridazione con il cane domestico che attraverso gli incroci tra lupi e cani inselvatichiti. Il comportamento di molti degli ibridi studiati è del tutto simile a quello dei lupi. Ma le caratteristiche morfologiche degli ibridi, spesso simili a quelle di un cane, rendono questi animali più adatti ad avvicinarsi a paesi e animali domestici senza destare allarme. I danni al bestiame causati dagli ibridi e dai cani vaganti sono in tutto simili a quelli causati dal lupo ed è oggettivamente difficile distinguerli; di conseguenza, la gran parte dei danni viene attribuita al lupo anche quando questo non ne è responsabile. In tale modo, gli ibridi avrebbero un vantaggio sui lupi nel’attaccare il bestiame e a mostrare un comportamento temerario. La presenza del lupo è molto importante perché limita la presenza di animali selvatici come il cinghiale e altri ungulati che distruggono le coltivazioni agricole causando ingenti danni economici. La presenza del lupo può costituire una grandissima risorsa dal punto di vista del turismo naturalistico oltre al fatto che raggiunto un certo livello di densità, i lupi entrano in competizione diretta indipendentemente dalla disponibilità di prede. Si innesca quindi un processo di “autoregolazione” che evita l’estinzione delle prede e impedisce la crescita illimitata del numero dei lupi.

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